Il tema delle ferie è molto complesso, come abbiamo visto nello scorso articolo (Come funzionano le ferie?). Dato l’interesse e la vastità dell’argomento, abbiamo deciso di dedicarvi un ulteriore articolo rispondendo a domande relative a casistiche più specifiche.

Speriamo che questo articolo possa essere un’utile integrazione dello scorso blogpost e che possa fornire un’ampia panoramica su un argomento così interessante, specialmente in questo periodo.

Buona lettura!

Le regole sul periodo di ferie spettante sono uguali per tutti i lavoratori?

Il regime legale delle ferie si applica a tutti i lavoratori dipendenti, qualunque sia la qualifica, la mansione o il tipo di contratto applicato, salve alcune particolarità per i dirigenti.

Si ricorda, infatti, che il diritto alla fruizione delle ferie è imposto da norme imperative, anche di rilievo costituzionale, le quali sono finalizzate alla tutela della persona, della personalità e della dignità di ogni lavoratore.

La finalità della fruizione del periodo di ferie è quella di consentire: il recupero delle energie psico–fisiche; la piena estrinsecazione della personalità del lavoratore durante il godimento del tempo libero; la tutela della salute, minacciata dallo svolgimento continuativo della prestazione lavorativa.

La normativa attribuisce il diritto al riconoscimento di un periodo di ferie di quattro settimane e la contrattazione collettiva può ampliare tale periodo, ferma restando ovviamente la sanzionabilità esclusivamente per la violazione del minimo previsto dalla legge (quattro settimane). Allo scadere di tale termine, se il lavoratore non ha goduto del periodo feriale di due settimane, il datore sarà passibile di sanzione.

Ugualmente la contrattazione collettiva può prevedere un termine massimo di fruizione del periodo di ferie minore da quello individuato dal Legislatore (18 mesi successivi all’anno di maturazione), ferma restando la punibilità della sola violazione di legge.

Va inoltre rilevato che, in considerazione della dizione che fa esplicito riferimento alle sole “restanti due settimane”, gli ulteriori giorni di ferie spettanti eccedenti le quattro settimane – previsti dalla contrattazione collettiva o dal contratto individuale – possono essere fruiti anche successivamente ai 18 mesi dalla loro maturazione e possono essere oggetto di monetizzazione, salvo eventuali specifiche previsioni di legge o di contrattazione collettiva.

Quali sono le particolarità per le ferie dei dirigenti?

ferie dei dirigenti

I dirigenti hanno diritto alle ferie in base alle disposizioni che regolamento l’istituto per la generalità dei lavoratori dipendenti. Infatti, l’art. 17, co. 5, d.lgs. n. 66/2003 esclude i dirigenti e in genere i lavoratori la cui durata dell’orario di lavoro, a causa delle caratteristiche dell’attività esercitata, non è misurata o predeterminata o può essere determinata dai lavoratori stessi, dall’applicazione degli articoli 3 (orario normale di lavoro), 4 (durata massima dell’orario di lavoro), 5 (lavoro straordinario), 7 (riposo giornaliero), 8 (pause), 12 (modalità di organizzazione del lavoro notturno) e 13 (durata del lavoro notturno). Di riflesso, la norma conferma che si applica invece anche ai dirigenti l’art. 10 d.lgs. 66/2003.

Anche i dirigenti hanno dunque diritto ad un periodo annuale di ferie retribuite non inferiore a quattro settimane che, salvo diversa previsione del CCNL applicato, devono essere godute per almeno due settimane nel corso dell’anno di maturazione e, per le restanti due settimane, nei 18 mesi successivi al termine dell’anno di maturazione.

Tuttavia, la peculiarità del rapporto di lavoro dirigenziale si manifesta spesso anche nella fruizione delle ferie, essendo, in genere, il dirigente in condizione di poter stabilire in piena autonomia il relativo periodo senza particolari interferenze o limiti, circostanza che, incide anche sulla spettanza dell’indennità sostitutiva delle ferie non godute. La disciplina legale prevede anche per i dirigenti il divieto di monetizzazione, salvo il caso di risoluzione del rapporto di lavoro. Proprio sotto questo profilo, la disciplina del rapporto dirigenziale presenta un elemento di specialità.

Infatti, mentre per i lavoratori in genere è riconosciuto il diritto al pagamento dell’indennità per ferie non godute tra le competenze di fine rapporto, per i dirigenti la giurisprudenza tende ad escludere tale diritto.

La giurisprudenza riconosce al dirigente il diritto al pagamento dell’indennità per ferie non godute, solo se quest’ultimo offre la prova di non aver potuto esercitare tale potere perché il datore di lavoro si riservava di autorizzargli o negargli le ferie; o perché il dirigente si trovava nell’oggettiva impossibilità di goderne per causa di forza maggiore o per la prevalenza dell’interesse aziendale.

Il dirigente che può autonomamente attribuirsi il periodo di godimento delle ferie annuali e successivamente non ne fruisce, non ha diritto alla relativa indennità sostitutiva per ferie non godute, a meno che non provi che il mancato godimento delle ferie sia imputabile ad eccezionali e obiettive esigenze aziendali (Cass. 10/10/2017 n. 23697; Cass. 16/06/2009 n. 13953; Cass. 24/05/2006 n. 12226).

Come maturano le ferie durante le assenze?

maturazione delle ferie durante i periodi di assenza

La maturazione delle ferie è strettamente collegata all’effettiva prestazione di lavoro, inclusi i casi di assenza che in base alla legge o alla contrattazione collettiva sono da considerarsi come effettiva presenza in servizio

Tra queste si segnalano:

  • congedo di paternità o di maternità;
  • il congedo matrimoniale;
  • infortunio sul lavoro;
  • malattia;
  • permessi disabili e loro familiari;
  • incarichi presso i seggi elettorali; 
  • sospensione dal lavoro con ricorso alla Cassa Integrazione a orario ridotto. 

I contratti collettivi possono prevedere altre tipologie di assenze che non interrompono la maturazione.

Le ferie non maturano, invece, durante:

  • il congedo parentale
  • l’assenza per malattia del bambino
  • l’aspettativa sindacale per cariche elettive;
  • lo sciopero;
  • il servizio militare di leva;
  • il periodo di preavviso non lavorato;
  • la sospensione dal lavoro con ricorso alla Cassa Integrazione a zero ore.

Le modalità di calcolo delle ferie maturate nei periodi di assenza sono determinate dalla contrattazione collettiva e dalla prassi aziendale. 

Quante ferie spettano in caso di cessazione del rapporto lavorativo?

In caso di assunzione o cessazione in corso d’anno, il dipendente ha diritto ad un numero di giorni di ferie proporzionato al servizio effettivamente prestato. Le modalità di calcolo dei mesi e delle frazioni di mese lavorate vengono stabilite dai contratti collettivi. 

Quante ferie si maturano mensilmente?

Generalmente ogni mese di servizio dà diritto a 1/12 del periodo annuale di ferie spettanti; le frazioni di mese di almeno 15 giorni valgono come mese intero. 

Nel caso di cessazione del rapporto può accadere che il lavoratore: 

  • non abbia goduto delle ferie maturate; in questa ipotesi le ferie vengono monetizzate come sopra indicato; 
  • abbia fruito in anticipo di ferie non ancora maturate; in tal caso il datore di lavoro effettua la relativa trattenuta in busta paga. 

La malattia insorta durante il periodo di ferie le sospende?

conversione delle ferie in malattia

Il periodo di ferie può essere interrotto dalla malattia del dipendente. 

Cosa succede se la malattia insorge prima del periodo feriale e si protrae durante le stesse?

Possono verificarsi le seguenti situazioni:

  • nel caso in cui il lavoratore fruisca di ferie programmate, il lavoratore è da considerarsi in malattia fino alla guarigione e potrà godere del diritto alle ferie in un successivo momento;
  • nel caso in cui il lavoratore guarisca durante il periodo di ferie collettive, egli godrà del periodo feriale rimanente salvo il diritto di recuperare quelle precedentemente non godute a causa dell’insorgere della malattia.

Cosa succede invece quando la malattia insorge dopo l’inizio delle ferie?

In generale, la malattia insorta durante il periodo di ferie sospende le stesse se la malattia è tale da pregiudicare la funzione delle stesse, il cui scopo è consentire il recupero delle energie psico-fisiche.

In tale situazione il lavoratore è tenuto alla comunicazione al datore di lavoro dello stato di malattia al fine di convertire in assenza per malattia l’assenza per ferie, in modo da poter fruire le rimanenti in un periodo successivo.

A questo proposito, secondo un indirizzo di giurisprudenza prevalente, si ritiene che la decorrenza della malattia si abbia dalla data nella quale il datore di lavoro viene a conoscenza dell’evento morboso.

La conversione in malattia avviene sempre?

La previsione della conversione delle ferie in malattia quando questa sorga durante il periodo feriale non è assoluta, ma deve essere valutato caso per caso se l’evento morboso possa in concreto ed effettivamente impedire al lavoratore il godimento del periodo di riposo per il recupero delle energie fisiche e mentali.

In questo senso, il datore di lavoro può richiedere l’esecuzione di una visita di controllo per accertare se l’evento morboso è pregiudizievole al godimento del periodo feriale. In caso di esito negativo, la conversione non ha luogo.

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