Specialmente in questo periodo in cui possiamo iniziare a pensare alle vacanze, ci siamo sicuramente chiesti come funzionano certi aspetti relativi alle ferie: Si maturano anche in caso di assenza? Posso decidere il periodo che preferisco? Posso convertire le ferie non godute in un’indennità sostitutiva?

Abbiamo posto queste e numerose altre domande a Marianna Chinellato, Avvocato del Lavoro in Hunext. Il risultato? Questo articolo di approfondimento che speriamo possa rappresentare una guida esauriente sull’argomento e rispondere a tutti quei dubbi che non avevate mai avuto modo di fugare nel corso della vostra vita lavorativa.

Buona lettura!

Cosa dice la disciplina normativa?

La disciplina in materia di ferie è, innanzitutto, regolata dall’ art. 36, co. 3, della Costituzione che riconosce il diritto del lavoratore ad un periodo annuale di ferie retribuite cui non può rinunciare, oltre che dal codice civile (art. 2109 c.c.) e dal d.lgs. n. 66/2003 (attuazione delle direttive 93/104/ce e 2000/34/ce concernenti taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro)

Chi stabilisce la durata?

durata delle ferie

Il codice civile all’art. 2109, co. 2, c.c. sancisce il diritto del prestatore di lavoro ad un periodo annuale di ferie retribuito, possibilmente continuativo, e dispone che la durata delle ferie è fissata dalla legge, dai contratti collettivi, dagli usi o secondo equità.

Chi decide quando è possibile godere delle ferie?

Il momento di godimento delle ferie è stabilito dal datore di lavoro che deve tener conto delle esigenze dell’impresa e degli interessi del lavoratore.

Quante ferie spettano annualmente? 

L’art. 10 (ferie annuali) del d.lgs. 66/2003 prevede che “Fermo restando quanto previsto dall’articolo 2109 del codice civile, il prestatore di lavoro ha diritto a un periodo annuale di ferie retribuite non inferiore a quattro settimane”.

Quindi, nel caso di fruizione di un periodo feriale consecutivo di quattro settimane, tale periodo equivale a 28 giorni di calendario (Circ. Min. Lav. n. 8/2005).

I contratti collettivi possono stabilire una durata minima superiore, i criteri di calcolo dei giorni (di calendario o lavorativi) e altre regole specifiche. 

È obbligatorio godere delle settimane di ferie in modo continuativo?

Il periodo di quattro settimane, salvo quanto previsto dalla contrattazione collettiva o da discipline specifiche, va goduto per almeno due settimane consecutive in caso di richiesta del lavoratore, nel corso dell’anno di maturazione e, per le restanti due settimane, nei 18 mesi successivi al termine dell’anno di maturazione.

Si possono quindi distinguere tre periodi:

  1. un primo periododi almeno due settimane, da godere nell’anno di maturazione in modo ininterrotto su richiesta del lavoratore.
    La richiesta del lavoratore dovrà intervenire nel rispetto dei principi dell’art. 2109 del Codice Civile pertanto, anche in assenza di norme contrattuali sul punto, dovrà essere formulata tempestivamente, in modo che l’imprenditore possa operare il corretto contemperamento tra le esigenze dell’impresa e gli interessi del prestatore di lavoro; 
  • un secondo periodo di due settimane, necessarie al completamento dell’obbligo delle quattro settimane previste dalla legge, da fruirsi anche in modo frazionato ma entro 18 mesi dal termine dell’anno di maturazione, fatto salvo l’eventuale diverso periodo di differimento stabilito dalla contrattazione collettiva;
  • un eventuale terzo periodo superiore al minimo delle quattro settimane e previsto dalla contrattazione collettiva che può essere fruito anche in modo frazionato entro il termine stabilito dalla contrattazione stessa.

Ci sono delle modalità specifiche o consigliate per richiedere le ferie?

Per facilitare la gestione delle ferie in azienda è opportuno dotarsi di un Regolamento Aziendale contenente la previsione di un “piano ferie” da approvarsi a cura del datore di lavoro, in particolare nei periodi di concentrazione della programmazione delle ferie (periodo estivo, in concomitanza di festività). Il Regolamento dovrà prevedere la disciplina della materia nonché, in particolare, i termini di presentazione delle richieste e la concessione delle autorizzazioni, anche con l’ausilio di software di gestione delle Risorse Umane ad hoc, per realtà di medie e grandi dimensioni.   

Periodo di godimento: chi lo stabilisce? 

L’esatta determinazione del periodo feriale spetta al datore di lavoro, tenendo conto delle esigenze dell’impresa ma anche degli interessi del lavoratore, attraverso quindi una valutazione comparativa di diverse esigenze. 

Infatti, il datore di lavoro deve quindi, oltre a tener conto delle esigenze aziendali, anche:

  • tenere conto degli interessi del lavoratore (art. 2109 codice civile);
  • comunicare al lavoratore il periodo stabilito per il godimento delle ferie con sufficiente preavviso in modo da consentire al lavoratore di organizzare al meglio il riposo concesso;
  • rispettare il principio per cui le ferie devono essere godute entro i termini di legge.

Cosa succede in caso di mancato godimento delle ferie? 

mancato godimento delle ferie

Il diritto alle ferie è irrinunciabile. Trattasi di principio costituzionalmente garantito che ha come corollario l’illegittimità e nullità di ogni atto o patto contrario di disposizione sulle ferie. Da ciò consegue l’automatica sostituzione della clausola nulla con la disposizione attributiva del diritto stesso. 

Cosa succede se non vengono rispettati i termini di utilizzo?

La violazione della disposizione sul periodo minimo annuo di ferie è punita con la sanzione amministrativa da € 120,00 a 720,00 nella generalità dei casi. 

Sanzioni amministrative: quando si applicano?

sanzioni amministrative


Se la violazione si riferisce a più di cinque lavoratori 
ovvero si è verificata in almeno due anni, la sanzione amministrativa è da 480 a 1.800 euro. 

Se la violazione si riferisce a più di dieci lavoratori ovvero si è verificata in almeno quattro anni, la sanzione amministrativa è da 960 a 5.400 euro e non è ammesso il pagamento della sanzione in misura ridotta (art. 18 bis, co. 3, d.lgs. 66/2003; art. 1, co. 445, lett. d), L. 145/2018).

Quando si pagano i contributi sulle ferie non godute?

Oltre che il rischio dell’irrogazione di sanzioni amministrative, la mancata fruizione delle ferie nei termini previsti comporta l’obbligo di versamento anticipato dei contributi previdenziali sull’importo della retribuzione potenzialmente dovuta per le ferie non godute.

L’INPS si è pronunciata più volte per individuare il momento nel quale va dichiarata sussistente l’obbligazione contributiva sul compenso spettante per ferie maturate e non godute.

Infatti, sui compensi spettanti ai lavoratori per le ferie non godute, allo scadere dei termini legali o contrattuali previsti, il datore di lavoro è soggetto all’obbligo contributivo. In particolare, “in presenza di una previsione legale o contrattuale (collettiva o aziendale) che regolamenti la fruizione delle ferie, la scadenza dell’obbligazione contributiva dovuta per il compenso per ferie non godute e la relativa collocazione temporale dei contributi coinciderà con il termine indicato nella normativa di riferimento” (Circolare INPS n. 15/2002).

L’Istituto previdenziale precisa inoltre che dopo aver individuato il momento impositivo, il datore di lavoro somma alla retribuzione imponibile del mese successivo a quello di scadenza delle ferie anche l’importo corrispondente al compenso per ferie non godute ancorché non corrisposto.

Nel mese in cui il lavoratore beneficerà effettivamente di tali periodi di ferie, il datore di lavoro opera la diminuzione dell’imponibile del mese nel quale è stato assoggettato a contribuzione il compenso per ferie non godute e, contestualmente, recupera la relativa contribuzione già versata.

L’INPS ha altresì chiarito che nelle ipotesi d’interruzione temporanea della prestazione di lavoro per le cause contemplate da norme di legge (es. malattia, infortunio, maternità) verificatesi nel corso del termine di diciotto mesi, lo stesso rimanga sospeso per un periodo di durata pari a quello del legittimo impedimento medesimo (messaggio n. 18850/2006).

Il predetto termine riprende a decorrere dal giorno in cui il lavoratore riprende l’attività lavorativa.

È possibile convertire le ferie non godute in retribuzione?

Le ferie non godutenon possono essere sostituite dalla relativa indennità, salvi i casi tassativamente indicati dalla legge.

Le ferie non godute entro i termini di legge devono pertanto, in generale, essere differite in applicazione del c.d. divieto di monetizzazione.

Divieto di monetizzazione

divieto di monetizzazione delle ferie

Il d.lgs. n. 66/2003 ha, infatti, introdotto, in modo espresso, il divieto di monetizzazione del periodo di ferie corrispondente alle quattro settimane garantite per legge.

Infatti, il secondo comma dell’art. 10 prevede che: “il predetto periodo minimo di quattro settimane non può essere sostituito dalla relativa indennità per ferie non godute, salvo il caso di risoluzione del rapporto di lavoro”.

Si precisa che il divieto di sostituire le ferie con la relativa indennità per ferie non godute opera nei confronti delle quattro settimane minime previste dalla norma, con riferimento alle ferie maturate a partire dal giorno dell’entrata in vigore del D.Lgs. n. 66/2003, ossia dal 29 aprile 2003.

In sostanza, il lavoratore non può accordarsi con il datore di lavoro per trasformare in retribuzione i giorni di ferie non goduti rientranti nelle quattro settimane previste per legge. Pertanto, è ammessa la possibilità di monetizzare i periodi eccedenti le quattro settimane, ove la contrattazione collettiva preveda periodi di ferie annuali superiori a tale periodo (Circ. Min. Lav.  n. 8/2005).

Ugualmente, è ammessa la possibilità di monetizzare le ferie residue al momento della cessazione del rapporto di lavoro per espressa disposizione di legge (salve norme specifiche per il personale della Pubblica Amministrazione).

Come funziona la retribuzione feriale?

Il periodo di assenza per ferie deve essere retribuito anche se nulla viene disposto sul computo della retribuzione feriale. 

La determinazione del compenso è rimessa alla contrattazione collettiva. Generalmente sono compresi gli elementi tipici della paga (es. minimi tabellari, indennità di contingenza, superminimi individuali e collettivi e scatti di anzianità).

In linea generale, nel periodo di ferie il lavoratore ha diritto ad una retribuzione uguale a quella che avrebbe percepito se avesse lavorato. 

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