Con la Risoluzione n. 46/E del 14 agosto 2020, l’Agenzia delle Entrate ha fornito i primi chiarimenti in merito all’esatto ambito di applicazione delle nuove modalità di calcolo del valore del fringe benefit in caso di attribuzione ai dipendenti dell’autovettura ad uso promiscuo, in vigore dal 1° luglio 2020 (vedi nostra comunicazione del 27 luglio 2020).

Si ricorda, in particolare, che le nuove disposizioni correlate al livello di emissioni di anidride carbonica (C02) devono essere applicate ai veicoli di nuova immatricolazione concessi in uso promiscuo con contratti stipulati a decorrere dal 1° luglio 2020.

In relazione alla locuzione “di nuova immatricolazione” l’Agenzia delle Entrate ritiene che la stessa vada ricondotta ai mezzi immatricolati dal 1° luglio 2020, a nulla rilevando la data di entrata in vigore della legge di bilancio 2020, norma che ha previsto la disposizione in argomento.

In riferimento alla locuzione “concessi in uso promiscuo con contratti stipulati a decorrere dal 1° luglio 2020” la Risoluzione rileva che la concessione dell’auto ad uso promiscuo non è un atto unilaterale del datore di lavoro, dal momento che il lavoratore deve accettare il benefit, sottoscrivendo le condizioni previste per l’utilizzo. Pertanto, l’Agenzia delle Entrate chiarisce che il momento che rileva ai fini di individuare i contratti stipulati dal 1° luglio è il momento di sottoscrizione dell’atto di assegnazione da parte del datore di lavoro e del dipendente. Inoltre, l’Agenzia precisa che affinché la nuova disposizione trovi applicazione è necessario, tra l’altro, che il bene sia assegnato (cioè esca dalla sfera patrimoniale dell’erogante per entrare in quella del lavoratore) al dipendente a decorrere dal 1° luglio 2020.

Infine, poco chiara sembra la precisazione in merito al caso in cui il veicolo sia concesso in uso dal 1° luglio 2020 ma sia stato immatricolato precedentemente. Non rientrando tale caso nella nuova previsione di legge sarebbe sembrato logico disciplinarlo in base alla vecchia normativa.

Invece, l’Agenzia delle Entrate, ritiene di non poter applicare né la vecchia né la nuova normativa. Considerato che per i casi non espressamente disciplinati dall’art. 51 del TUIR il valore del fringe benefit è calcolato sulla base del valore normale del bene (anziché sul valore forfettario), la risoluzione prevede che nella fattispecie citata si debba operare un calcolo che consenta di valorizzare il benefit per la sola parte riferibile all’uso privato, scorporando quindi il valore relativo all’utilizzo nell’interesse del datore di lavoro, sulla base del valore normale del veicolo.

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