Firewall, antivirus, sistemi di autenticazione e strumenti di monitoraggio sono componenti fondamentali per proteggere dati e infrastrutture aziendali. Ma la tecnologia, da sola, non elimina ogni rischio.
Una parte importante della sicurezza informatica passa infatti dalle persone: dalle azioni che compiono ogni giorno, dalle informazioni che condividono e dalla loro capacità di riconoscere una situazione anomala.
Un link aperto di fretta, una richiesta urgente, una password utilizzata in più contesti o un documento condiviso con il destinatario sbagliato possono diventare un punto di ingresso per un attacco.
Per questo parlare di cybersecurity significa parlare anche di organizzazione, procedure e consapevolezza.
Perché il phishing continua a funzionare
Il phishing si basa in primo luogo sulla capacità di creare e-mail o siti contraffatti credibili ma fa leva soprattutto su comportamenti e reazioni molto comuni.
Un messaggio può simulare una comunicazione proveniente da un collega, da un fornitore oppure da un servizio conosciuto. Può chiedere di verificare rapidamente delle credenziali, aprire un documento, modificare una password o intervenire su un pagamento.
L’obiettivo è spesso quello di portare la persona ad agire prima di avere il tempo di verificare.
Urgenza, autorevolezza, curiosità e preoccupazione diventano quindi leve utilizzate per ridurre l’attenzione dell’utente e affrettare l’azione.
E con strumenti capaci di produrre comunicazioni sempre più curate e plausibili, distinguere immediatamente un messaggio autentico da uno fraudolento è diventato complesso.
Gli errori spesso nascono da comportamenti normali
Non servono necessariamente comportamenti particolarmente imprudenti per creare una vulnerabilità.
Molti rischi possono derivare da azioni apparentemente banali:
- utilizzare la stessa password per servizi differenti;
- aprire collegamenti senza verificarne l’origine;
- scaricare allegati inattesi;
- condividere informazioni aziendali con interlocutori non verificati;
- rispondere a richieste urgenti senza effettuare un controllo attraverso un secondo canale;
- utilizzare strumenti e applicazioni non autorizzati per gestire informazioni di lavoro.
Il problema, quindi, non è semplicemente convincere le persone a “stare più attente”.
Bisogna creare le condizioni affinché il comportamento sicuro diventi parte del normale modo di lavorare.
Dalla formazione occasionale alla consapevolezza continua
Un singolo corso annuale sulla sicurezza è utile per trasmettere concetti e procedure, ma difficilmente è sufficiente per mantenere alta l’attenzione sul tema durante tutto l’anno. Anche Hunext offre corsi in modalità e-learning in grado di dare una panoramica completa negli ambiti dell’Utilizzo Strumenti Informatici e della Cybersecurity.
Ma le minacce evolvono, così come cambiano gli strumenti utilizzati quotidianamente e le tecniche con cui vengono costruiti i tentativi di frode. La formazione sulla cybersecurity dovrebbe quindi essere considerata un percorso continuo.
Questo non significa necessariamente aumentare il numero di corsi. Significa piuttosto affiancare alla formazione strutturata, in e-learning o in aula, attività più frequenti e facilmente assimilabili: aggiornamenti brevi, esempi concreti, simulazioni, promemoria e indicazioni chiare su come comportarsi quando emerge un dubbio.
Hunext offre ai suoi clienti un programma di formazione che stimola l’atteggiamento critico attraverso la simulazione attacchi phishing e l’invio di lezioni brevi ed interattive in modo continuativo, così da rendere i collaboratori costantemente vigili e aggiornati sulle più recenti minacce in ambito di cybersicurezza.
L’obiettivo non è creare diffidenza verso ogni e-mail ricevuta, ma sviluppare la capacità di fermarsi, verificare e segnalare quando qualcosa non sembra coerente.
Le persone possono diventare parte del sistema di difesa
Considerare il fattore umano esclusivamente come una vulnerabilità rischia però di offrire una visione incompleta.
Le persone possono rappresentare anche una risorsa fondamentale per la sicurezza.
Un collaboratore che riconosce un tentativo di phishing e lo segnala tempestivamente può contribuire a proteggere anche gli altri utenti. Una persona che verifica una richiesta insolita prima di eseguirla può interrompere un tentativo di frode. Un’organizzazione nella quale gli incidenti e i dubbi possono essere segnalati rapidamente può reagire prima.
La consapevolezza delle persone diventa così una componente concreta del sistema di protezione aziendale.
Perché questo accada, devono però esistere procedure semplici e conosciute: a chi segnalare un messaggio sospetto? Come comportarsi se si è aperto un allegato potenzialmente malevolo? Chi contattare in caso di dubbio?
Più queste risposte sono immediate, maggiore è la possibilità di reagire efficacemente.
La cybersecurity è una responsabilità organizzativa
La sicurezza informatica non può quindi essere considerata esclusivamente una responsabilità del reparto IT.
Richiede certamente strumenti tecnologici adeguati, ma anche processi, responsabilità definite, formazione e comportamenti coerenti.
L’IT può predisporre sistemi di protezione e monitoraggio. L’organizzazione deve creare le condizioni perché le persone sappiano come utilizzarli e come reagire di fronte a situazioni potenzialmente rischiose.
È dall’integrazione tra tecnologia, organizzazione e consapevolezza che nasce una cultura della sicurezza realmente efficace.
La cybersecurity, in altre parole, non riguarda soltanto i sistemi che proteggiamo. Riguarda anche il modo in cui lavoriamo ogni giorno.
Se desideri approfondire le soluzioni per aumentare la consapevolezza dei tuoi collaboratori in tema di sicurezza informatica, non esitare a contattarci.